{"id":15644,"date":"2025-04-30T02:32:28","date_gmt":"2025-04-30T00:32:28","guid":{"rendered":"http:\/\/newsfreelance24.news\/2025\/04\/30\/articolo-5-livorno-porto-di-nebbie\/"},"modified":"2025-04-30T02:32:28","modified_gmt":"2025-04-30T00:32:28","slug":"articolo-5-livorno-porto-di-nebbie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.newsfreelance24.eu\/?p=15644","title":{"rendered":"Articolo 5. Livorno. Porto di nebbie"},"content":{"rendered":"\n<p>Articolo 5: Livorno, Porto di nebbie<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/newsfreelance24.news\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/img-20250430-wa0000.jpg?w=640&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-15643\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli anni \u201980, Livorno era un crocevia di rotte, un porto dove il caos spesso vinceva sulle regole, un dedalo di traffici che nascondeva fragilit\u00e0 e ombre. Sospetti di traffico d\u2019armi e gasolio, emersi durante la XVIII Legislatura, dipingevano una rada inquieta, dove carichi non dichiarati transitavano sotto occhi distratti, un sottobosco di segreti che la Commissione della XVII Legislatura, istituita nel 2015, non ha potuto ignorare. <\/p>\n\n\n\n<p>Il 10 aprile 1991, alle 22:00, il Moby Prince, un veterano della Navarma Lines, salp\u00f2 con 141 persone verso Olbia, ignaro del destino in agguato, un viaggio che si trasform\u00f2 in un requiem.<br>La Commissione esplora questo passato per rendere giustizia all\u2019equipaggio, sacrificatosi nelle postazioni sotto una \u201cnebbia\u201d di mutismo che avvolge i fatti. L\u2019Agip Abruzzo, carica di migliaia di tonnellate di Iranian Light, stazionava in zona vietata dall\u2019ordinanza 12\/88, un colosso fuori controllo che nessuno richiam\u00f2. <\/p>\n\n\n\n<p>Le comunicazioni VHF erano un labirinto di interferenze, un groviglio che lasciava il mare senza voce, e l\u2019assenza di un piano d\u2019emergenza rendeva il porto nudo davanti al pericolo.<br>Chessa e i suoi seguirono una rotta consueta, un percorso battuto che conoscevano come le loro mani, ma si trovarono in un sistema che non offriva riparo. Quella notte, il comandante del porto era assente, c\u2019\u00e8 chi lo vuole ad una serata di gala, e poi in mare, impegnato in attivit\u00e0 mai chiarite invece di coordinare i soccorsi, un vuoto di leadership che pes\u00f2 come un macigno. Quando il rogo divamp\u00f2, alle 22:25, la capitaneria esit\u00f2, lasciando il Moby Prince solo fino alle 23:45, un ritardo che trasform\u00f2 il coraggio e la professionalit\u00e0 in tragedia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le regole del mare, che obbligano chiunque oda un SOS a intervenire, si scontravano con un\u2019amara realt\u00e0: i soccorritori rischiavano spese senza rimborsi garantiti, un disincentivo che per alcuni contribu\u00ec al rallentamento delle motovedette private.<br>Nei giorni precedenti il 10 aprile 1991, inoltre, l\u2019Agip Abruzzo tracci\u00f2 un percorso che Florio Pacini, ex dirigente Navarma, considera sospetto, un enigma che precede la tragedia del Moby Prince. Pacini racconta che la petroliera, partita da un porto egiziano il 4 aprile, complet\u00f2 il viaggio verso Livorno a una velocit\u00e0 insolita, coprendo migliaia di miglia in tempi record. Una nave carica di greggio, spiega, avrebbe dovuto seguire rotte pi\u00f9 lente e attraccare per verifiche, ma l\u2019Agip Abruzzo punt\u00f2 dritta al Tirreno senza soste documentate.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa fretta \u00e8 la prima incongruenza: i registri di ENI, mai forniti integralmente, non chiariscono perch\u00e9 la nave acceler\u00f2, n\u00e9 se trasportasse qualcosa oltre il carico dichiarato. Pacini altre anomalie: il caricamento delle cisterne pone alcune perplessit\u00e0 riguardo alla distribuzione del peso e del rispetto dei protocolli di sicurezza; il diario di bordo sembra tacere su scali intermedi o cambi di rotta, lasciando un vuoto che alimenta dubbi. Tra il 7 e il 9 aprile, la petroliera si avvicina a Livorno, ma non comunica con il porto, un silenzio che stride con le procedure standard.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera del 9 aprile, il comandante Giuseppe Superina riceve un invito a cena dall\u2019equipaggio di un\u2019altra nave Agip, l\u2019Agip Napoli, gi\u00e0 in rada, un incontro informale che Pacini ricorda come l\u2019ultimo atto prima del disastro. Per lui, la corsa anomala, il diario incompleto e l\u2019opacit\u00e0 di ENI suggeriscono che la petroliera nascondesse un\u2019operazione non dichiarata, un tassello che port\u00f2 alla collisione fatale del 10 aprile.<\/p>\n\n\n\n<p>La  verit\u00e0 sommersa \u00e8 un debito da saldare, un\u2019eco che chiede di essere ascoltata per chi tenne il fronte in una notte che non doveva finire cos\u00ec. Livorno, con i suoi traffici oscuri, le sue lobby e le sue omissioni, divenne una scena dove il sacrificio dell\u2019equipaggio stride con l\u2019inerzia di chi lasci\u00f2 fare. Un monito per un sistema che chiuse gli occhi troppo a lungo, un appello affinch\u00e9 quel coraggio non resti un\u2019ombra senza giustizia.<br>Luca Tacchi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo 5: Livorno, Porto di nebbie Negli anni \u201980, Livorno era un crocevia di rotte, un porto dove il caos spesso vinceva sulle regole, un dedalo di traffici che nascondeva fragilit\u00e0 e ombre. 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