Cronaca di Livorno. La denuncia del quartiere: «Porta a Mare, viabilità al collasso. Pronti a nuove cubature ma mancano i servizi essenziali»

LIVORNO – Una metamorfosi urbanistica imponente che rischia di trasformarsi in una trappola di traffico e smog per i residenti. Il destino dell’area compresa tra Piazza Mazzini, Borgo Cappuccini e la Porta a Mare è al centro di una dura analisi tecnica da parte dei comitati e dei cittadini della zona. Se da un lato lo sviluppo dei comparti privati e commerciali procede spedito, dall’altro la gestione della mobilità urbana evidenzia falle strutturali insostenibili.

La metamorfosi urbana e i nodi irrisolti

«L’area è nota fin dai primi anni 2000 – si legge nei documenti tecnici presentati dai rappresentanti di quartiere – quando la dismissione del cantiere navale e l’insediamento di Azimut Benetti richiesero una riorganizzazione della viabilità. Quel primo accordo territoriale previde l’allargamento degli scali a quattro corsie e due rotatorie: un intervento che si rivelò funzionale e adeguato».

Oggi, però, lo scenario è radicalmente mutato. Con l’apertura delle Officine Storiche e i successivi sviluppi di “Porta Mare 2”, la pressione viaria è raddoppiata e le prospettive future spaventano i residenti. «Siamo in attesa del nuovo porto turistico – spiegano i cittadini – e le prossime fasi prevedono interventi pesanti sul Molo Mediceo, l’edificazione nell’area dell’ex Lips e modifiche all’imbocco del porto nella zona del Royauting Club.

È evidente che l’intera zona subirà un forte aumento di attività che caricheranno in modo insostenibile la direttrice Cialdini-Scali-Novilena».

L’analisi tecnica: «Un piano della mobilità che non può funzionare »Sotto accusa finisce la gestione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche). Secondo le relazioni tecniche del quartiere, le modifiche introdotte negli ultimi anni (tra cui tre nuove rotatorie e l’eliminazione della quarta corsia a favore di una pista ciclabile) hanno progressivamente aggravato la situazione, anziché risolverla.

«La cosiddetta “Quarta Corsia” è ormai inesistente e si confonde con la normale vivibilità cittadina. I vecchi patti territoriali distinguevano chiaramente la corsia di quartiere da quella di scorrimento, riservandola agli abitanti per sosta e percorrenza.

Oggi tutto questo è saltato: mancano gli stalli bianchi promessi nel Consiglio Comunale del 2020, i commercianti non dispongono di spazi per il carico e scarico merci e la sosta selvaggia è diffusissima».

La critica si sposta poi sui paradossi geometrici e flussometrici delle ultime scelte viabilistiche:«Mentre l’asse viario cittadino è costantemente intasato, l’allargamento delle corsie all’interno del quartiere porta a una velocità eccessiva dei veicoli, contravvenendo a qualsiasi principio di sicurezza.

Esiste poi una clamorosa contraddizione in Piazza Mazzini: la presenza di semafori in prossimità di rotatorie già mal progettate. Esperti e manuali di viabilità insegnano che semafori e rotatorie sono soluzioni alternative e non devono coesistere, altrimenti creano solo caos. Inoltre, lo spegnimento dei semafori nelle ore di punta rende l’attraversamento pedonale un rischio continuo, specie per gli anziani».

Un altro punto critico riguarda il progetto lungo gli scali storici: «L’idea di togliere una fila di parcheggi sul lato dei fossi per allargare il marciapiede, introducendo la sosta a spina di pesce sul lato interno, dimezzerà di fatto il numero dei posti auto disponibili, in un’area già in crisi cronica a fronte di una richiesta attrattiva di ben 1.600 posti per non residenti».

La conclusione dei tecnici di quartiere è netta: «Il piano della mobilità, sebbene ben redatto sulla carta, non è stato messo nelle condizioni di funzionare. I precetti fondamentali per un piano sostenibile, che dovrebbe rispettare l’ambiente e la salute dei cittadini, non vengono applicati».Il cortocircuito istituzionale: Consiglio di Zona paralizzato A esacerbare gli animi è la totale impossibilità di un dialogo strutturato con l’amministrazione comunale.

Gli strumenti di partecipazione democratica, teoricamente previsti dallo statuto comunale per permettere ai cittadini di esprimersi sui piani del traffico, sono al momento congelati.

Il Consiglio di Zona 3, l’organismo intermedio deputato a fare da ponte tra i quartieri e la giunta, è infatti completamente paralizzato a causa delle dimissioni del suo Presidente. Questa situazione di stallo impedisce al Consiglio di svolgere il suo ruolo istituzionale in un momento storico cruciale per il comparto Porta a Mare. Senza una struttura ufficiale in grado di convogliare le istanze dei residenti, la voce della cittadinanza si riduce a quella di singoli individui isolati, privando il quartiere di una rappresentanza unitaria davanti alle scelte urbanistiche del Comune.

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