La pesca con le nasse rappresenta uno dei connubii più antichi e riusciti tra artigianato tradizionale e sostenibilità ambientale.
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La pesca con le nasse rappresenta uno dei connubii più antichi e riusciti tra artigianato tradizionale e sostenibilità ambientale. Questa tecnica millenaria, tramandata di generazione in generazione, dimostra come l’uomo possa raccogliere i frutti del mare agendo come custode dell’ecosistema, e non come un elemento di disturbo.
L’Artigianato Invernale: Come Nasce una Nassa
I mesi invernali, quando il mare mosso costringe a terra, non sono tempi di riposo per i pescatori tradizionali. Questo periodo è interamente dedicato alla fabbricazione delle nasse per la stagione successiva.
- Materiali naturali: Vengono utilizzati rametti di giunco e frusciali di olivo, sapientemente selezionati.
- Lavoro manuale: Ogni nassa viene intrecciata rigorosamente a mano. Per completare una struttura di medie dimensioni sono necessari due giorni interi di lavoro ininterrotto.
- Fatica fisica: Si tratta di un mestiere duro che mette a dura prova la resistenza e le mani dei pescatori, lasciando segni impressi dal tempo e dal legno.
Il Target: La Cattura del Gambero Parapandolo
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Il bersaglio principale di queste trappole di giunco è il gambero parapandolo (Plesionika narval), un piccolo e prelibato crostaceo costiero che vive prevalentemente nei fondali rocciosi e nelle cavità sottomarine.
Questo gamberetto è particolarmente elusivo e quasi impossibile da catturare con altri sistemi di pesca. Il segreto del successo della nassa risiede in un inganno visivo e strutturale: l’animale viene attratto all’interno da pietre opache e dall’esca; una volta entrato, la disposizione strategica e geometrica dei rami di giunco gli impedisce anatomicamente di trovare la via d’uscita.
All’Alba in Mare: Il Processo di Pesca
La giornata del pescatore di nasse inizia molto prima del sorgere del sole. Imbarcazioni storiche come la “Santa Rosa” mollano gli ormeggi alle prime luci dell’alba per dirigersi verso i punti di calata del giorno precedente.
Se un tempo il recupero delle nasse dipendeva esclusivamente dalla forza delle braccia e della schiena, oggi la tecnologia offre un piccolo supporto: l’introduzione del verricello idraulico (chiamato localmente “perricello”) permette di alleviare lo sforzo fisico, velocizzando il sollevamento dalle profondità marine. Dopo aver svuotato il pescato, le trappole vengono ripulite, innescate nuovamente e rigettate in acqua. I posizionamenti variano sensibilmente a seconda delle correnti sottomarine e le operazioni si concludono formalmente in mare all’avvistamento della bandiera gialla.
Un Presidio Ecologico nell’Area Marina Protetta
A differenza delle reti a strascico o di altri metodi industriali invasivi, la pesca con le nasse ha un impatto ambientale straordinariamente basso. Non danneggia il fondale marino, non distrugge la flora bentonica e vanta una selettività impeccabile.
I pescatori artigianali non sono visti come una minaccia, bensì come parte integrante dell’ecosistema stesso, contribuendo a monitorare l’ambiente e a regolare in modo naturale la proliferazione delle specie. Proprio in virtù di questo approccio ecocompatibile, questa specifica flotta ha il raro privilegio di poter operare all’interno dei confini della splendida Area Marina Protetta di Punta Campanella, svolgendo le proprie attività sotto la costante e attenta sorveglianza della Guardia Costiera per garantire il rispetto assoluto delle normative di tutela.
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