Giustamente, numerose ostetriche della provincia di Livorno, Pisa e Massa-Carrara ritengano inaccettabile che il proprio Ordine sostenga e promuova una simile iniziativa.

Livorno, 30 ottobre 2026: Invece di occuparsi di queste aberrazioni, la sanità dovrebbe occuparsi di abbattere le liste d’attesa.  Gli Ordini professionali e le strutture sanitarie regionali sono enti pubblici pagati con i soldi di tutti i cittadini, non sezioni di partito o casse di risonanza dell’ideologia woke. È inaccettabile che l’Ordine interprovinciale delle ostetriche di Pisa, Livorno e Massa-Carrara e il Comune di Livorno si prestino a iniziative che, dietro alla solita facciata dell’inclusività, nascondono un vero e proprio indottrinamento ideologico basato su neolingua e asterischi. Sono allibita per aver appreso che l’Ordine abbia invitato tutti i suoi iscritti all’evento dal titolo “Prendersi cura di sé” sulla salute sessuale e riproduttiva delle persone trans che si terrà il prossimo 14 novembre a Livorno. Un evento in cui si spiegherà che anche gli uomini possono partorire o castronerie simili. Giustamente, numerose ostetriche della provincia di Livorno, Pisa e Massa-Carrara ritengano inaccettabile che il proprio Ordine sostenga e promuova una simile iniziativa.

Nessuno mette in discussione il diritto di ogni persona ad accedere alle cure, un principio che è già garantito dalla Costituzione, non c’è però nessun bisogno di percorsi ideologizzati o acrobazie linguistiche. Il vero nodo è un altro: si sta cercando di imporre una visione surreale che nega la realtà biologica del corpo umano e della nascita.

Come se non bastasse, questa ipercategorizzazione esasperata che la cultura woke vorrebbe introdurre — tra binario, non binario e infinite declinazioni dell’alfabeto LGBTQ+ — rischia di provocare il caos totale all’interno di un sistema sanitario che è già pesantemente in affanno per carenza di personale e liste d’attesa. Invece di concentrarsi sui problemi reali dei pazienti e di garantire servizi efficienti a tutti, perdono tempo e risorse pubbliche per inseguire etichette, burocrazie ideologiche e dogmi culturali.

Mentre nel resto del mondo ci si sta finalmente rendendo conto dei danni e delle assurdità di queste derive, in Toscana la Regione e le istituzioni locali continuano imperterrite a timbrare il cartellino del politicamente corretto a spese della collettività.

Per questi motivi presento un’interrogazione urgente alla Giunta regionale: vogliamo sapere con chiarezza se la Regione Toscana ritenga opportuno che strutture sanitarie pubbliche, consultori ed enti locali patrocinino o promuovano eventi basati su presupposti ideologici divisivi e antiscientifici, e come intenda fermare questa deriva che mina l’operatività del nostro Servizio Sanitario e la libertà di pensiero dei professionisti che rifiutano di farsi rieducare”.

Marcella Amadio Consigliere Regione Toscana, Capogruppo Consiglio Regionale (FdI)

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